Frammento Malerba


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Ricordi
1968
Sto in piedi dietro il divano. Fuori nevica. Schiaccio il viso contro il vetro freddo della finestra. Il mio naso è buffo per quanto è schiacciato. Quando butto fuori il
fiato compaiono due macchioline sul vetro. Quando trattengo il fiato scompaiono.
Mamma non vuole che tocchi le finestre. Mi dice in continuazione: “Rosalinde
non le toccare, le sporchi”. Dalle finestre del salone riesco a guardare dentro l’aula
dell’asilo. Le finestre sono piene di colore. I bambini hanno ritagliato le campanelle di Natale. L’hanno fatto ieri, io però non c’ero ed ho perso anche Babbo Natale.
C’è un albero di Natale nel nostro salone. Questa mattina papà ha detto: “Ancora
dieci notti e poi è Natale”.
I bambini corrono nella classe agitando le manine. Eccola, la maestra! Saluta
anche lei. Alzo il braccio, ma non saluto. Premo la manina contro il vetro. Che
dolore alzare il braccio. Che dolore anche arrampicarmi sulla spalliera del divano.
La fascia che ho intorno alla pancia mi tira e mi brucia la gamba.
Ricominciano a scendere le lacrime. Non solo per il dolore. Piango piano così
mamma non mi sente. Altrimenti si arrabbia. Mi sento così sola, vorrei tanto tornare a scuola. La maestra è molto meglio della mamma. Non voglio rimanere a casa
con mamma.
È stata tutta colpa sua. Non sono caduta. Mi ha spinta lei! È stato terribile. Perché
lo ha fatto? Stava dicendo che non mi ero comportata bene dal dottore. Invece gli
altri bambini erano stati molto bravi, aveva detto la mamma. Che cosa ho sbagliato?
Perché dovevo far vedere aldottore dove mi faceva male? Papà dice sempre che non
devo dire le bugie. Io cosa dovevo fare? Mamma era sempre più arrabbiata.
Sono bagnata come un cencio e sto nel letto di mamma e papà. Mi fa tanto male. Sento un grido, è la vicina di casa che io chiamo zia che sta litigando con la
mamma. Sento le loro voci: “ambulanza... ospedale... dottore...”. Mia madre piange
e dice “No, non l’ho fatto apposta!”. C’è anche lo zio, e che ci fa lui qui? Arriva
anche il dottore e mi fa un’iniezione. Che male. Dice qualche cosa anche su
un’ambulanza. Voci arrabbiate e litigioseche diventano sempre più attutite...
Quando mi risveglio papà è con me. Il mio dolce papà. Meno male, ora andrà
tutto bene. È spaventato come me. Lo leggo nei suoi occhi.
“Ciao bambina, sei sveglia?” È seduto sul letto con Micia.
Accipicchia, sono nel loroletto. Vedo un grosso bozzo. Guardo sotto le coperte.
Che strano. Il poggiapiedi della vicina sta sopra la mia pancia. Le coperte e il copriletto ricoprono il panchetto. Il bel copriletto bianco di mamma e papà ha delle
pieghette che sembrano delle stradine che puoi seguire con il dito fino al fiore
grande e rosso che sta nel mezzo. Mamma non me lo fa mai fare. Dice che lo sporco. Ora sto proprio sotto questo copriletto. Ho la pancia e le gambe fasciate.
Papà si accorge che mi guardo intorno e dice: “Mamma ti ha messo nel nostro
letto. Sei caduta sulla stufa, ti ricordi?”
“Non sono caduta”.
“Sì. Sei caduta sulla stufa e ti sei bruciata” ripete papà.
“Non sono caduta! La mamma mi ci ha spinto contro”.
Papà mi guarda in modo strano. Poi ride rumorosamente e dice: “Roos, ma cosa
ti viene in mente? Che mamma l’ha fatto apposta? È stato un incidente, sciocchina.
L’asciugamano in cui stavi avvolta mentre mamma ti asciugava le è scivolato dalle
mani”.
“Non è vero, mi ha spinto contro la stufa. Lo so bene che non posso andare vicina alla stufa perché scotta”.
“Ora vai a dormire. Per questa volta Micia può rimanere nel letto. È stato un incidente. Mamma non ti spingerebbe mai contro una stufa”.
“Sì, certo”, rispondo.
All’improvviso papà non sorride più. Ha uno sguardo severo e dice: “Perché
mai mamma dovrebbe fare una cosa del genere? Papà non si vuole arrabbiare con
te perché sei molto malata, ma questo non devi dirlo mai più. Mamma ti vuole
bene e le mamme non fanno queste cose”. 


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